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venerdì 15 febbraio 2019


Sulla lingua degli Yaghan




   … i concetti di “buono” e “bello”, così essenziali al pensiero occidentale, sono privi di significato se non legati alle cose. Coloro che per la prima volta usarono un linguaggio, per suggerire idee astratte presero il materiale grezzo fornito dal loro ambiente e lo costrinsero in metafora. 

  Cosa dobbiamo pensare di un popolo che definiva la “monotonia” come “un’assenza di amici maschili”? O che per “depressione” usava la parola che descrive la fase vulnerabile del ciclo stagionale del granchio, quando ha perso il vecchio guscio e aspetta che cresca quello nuovo? O che faceva derivare “pigro” da pinguino Jackass? O “adultero” dallo hobby, un piccolo falco che svolazza qua e là, librandosi poi immobile sulla sua prossima vittima? 



Bruce Chatwin “In Patagonia”, traduzione di Marina Marchesi, Adelphi 

1982

mercoledì 2 maggio 2018

Versailles:
lì si erano meravigliati di una volgarità così sconfinata, così arrogante e in fondo così fragile: come poteva gente che aveva specchi tanto grandi non rendersi conto della propria piccolezza?
Cathleen Schine “Le disavventure di Margaret”, Adelphi, 1998, traduzione Annamaria Biavasco e Valentina Guani

lunedì 1 gennaio 2018

Femminile e autoironia

"E' innamorato pazzo, pazzo ... e io ... sono crudele. La donna che buffa bestiolina. Lo faccio soffrire  e mi diverto. Gli telefono tutti i giorno tutti, e lui è talmente timido, si turba talmente che mi fa sempre rispondere che non c'è. Lo aspetto sulle scale, lui mi vede, fa finta di non vedermi, se ne va, tutto dritto. Non mi ha mai rivolto la parola, mi sfugge. Questa sera sono sicura che è con una donna, se la sarà scelta bella, perché spera così di dimenticarmi più facilmente, povero ragazzo mi fa una gran pena ... ma che cos'ho io per far soffrire tutti gli uomini?"

Franca Valeri da "Una Signorina molto Snob"

martedì 26 dicembre 2017



"Potevo ostentare la mia vergogna sotto forma di disprezzo verso gli altri. Non c'è travestimento migliore per la vergogna del disprezzo, e niente è più facile che schernire e denigrare. Niente è più gratificante per la vanità altrui. Prendete due persone qualsiasi che chiacchierano: faranno commenti malevoli su una terza. E' una forma perversa di generosità, e di autoadorazione."
"Sylvia" Leonard Micheals, traduzione di Vincenzo Vergiani, Adelphi.

martedì 13 dicembre 2016


“ … credo in quella perfezione, mi sento al sicuro e senza più responsabilità, quasi la bellezza del mondo impedisca che mi accadano delle brutte cose. Immagino che sia una sensazione comune e che per questo motivo viaggiamo, stipiamo i bauli e prenotiamo le cuccette, visitiamo le cattedrali e i castelli, sostiamo a guardare le praterie africane e le spiagge sabbiose con la macchina fotografica o il Baedeker in mano, rassicurandoci che la comprovata magnificenza di quel che vediamo in qualche modo ci comprenda e ci coinvolga, e ce ne abbeveriamo per poi perderla nel sonno, fra le lenzuola fragranti di un albergo.”

Peter Cameron “Andorra” 1997, traduzione di Giuseppina Oneto, 2014 Adelphi 

mercoledì 18 novembre 2015


rovine e romantici paesaggi

"... le carovane delle miagolanti befane venute dall'America che scendono dai pullman dinnanzi ai musei e alle cattedrali. Forse anche loro sciagurate, nel girovagare da un paese all'altro, inseguono quel presentimento d'amore? Esattamente così, compatitele. Pure in quei ruderi standard pieni di salute resiste ancora, a loro insaputa, il richiamo; hanno sessanta, settanta, ottant'anni, sono donne morigerate e rispettabili, impazzirebbero di vergogna se potessero sapere ciò che le trascina su e giù per il mondo. Eppure se nei viaggi non ci fosse quel barlume romanzesco e inverosimile, mai si muoverebbero di casa. Il vagabondare di frontiera in frontiera, di albergo in albergo, diventerebbe un suplizio."

Dino Buzzati "Un amore" 1963, Mondadori