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lunedì 1 gennaio 2018

Femminile e autoironia

"E' innamorato pazzo, pazzo ... e io ... sono crudele. La donna che buffa bestiolina. Lo faccio soffrire  e mi diverto. Gli telefono tutti i giorno tutti, e lui è talmente timido, si turba talmente che mi fa sempre rispondere che non c'è. Lo aspetto sulle scale, lui mi vede, fa finta di non vedermi, se ne va, tutto dritto. Non mi ha mai rivolto la parola, mi sfugge. Questa sera sono sicura che è con una donna, se la sarà scelta bella, perché spera così di dimenticarmi più facilmente, povero ragazzo mi fa una gran pena ... ma che cos'ho io per far soffrire tutti gli uomini?"

Franca Valeri da "Una Signorina molto Snob"

lunedì 29 luglio 2013

sabato 22 giugno 2013

IL ROSA E' FEMMINA?

articolo da improntaadv

Non capita spesso di leggere un articolo brillante e approfondito, scritto da uno degli artisti (“musicista” sembra riduttivo) più innovativi degli ultimi trent’anni, su un tema estremamente specifico (il colore rosa) ma che permette di svariare e aprire digressioni su argomenti come il nazismo, il marketing delle Barbie, i quiz televisivi e gli stereotipi di genere associati al colore.
Tutto questo e molto altro, condito con un bel po’ di ironia, lo trovate sulle pagine di Cabinet, rivista newyorchese no-profit, dove David Byrne (quello dei Talking Heads, e di un sacco di altre cose) si addentrea nei meandri della psicologia dei colori per spiegarci quello che ha scoperto ripercorrendo la storia del colore rosa.
A quanto pare, fino alla seconda guerra mondiale il rosa era associato ai maschi e l’azzurro alle femmine, perché il primo era visto come una tonalità di rosso (colore forte, marziale, virile), mentre il secondo era percepito come più delicato, e dunque più adatto al gentil sesso.
Sulle ragioni dello scambio di ruoli avvenuto nelle decadi successive, le ipotesi sono varie: rimane il fatto, però, che negli anni sessanta e settanta una serie di ricerche scientifiche dimostrarono gli effetti rilassanti di una certa tonalità di rosa, capace di abbassare in pochi minuti la tensione muscolare e il battito cardiaco.
In seguito a questa scoperta, il rosa fu utilizzato in alcune prigioni americane per indurre i detenuti a mantenere un comportamento tranquillo, evitando le manifestazioni di violenza. I risultati furono sorprendenti: l’istituto di correzione della Marina nello stato di Washington che aveva dipinto di rosa le celle di isolamento registrò un calo verticale degli episodi di violenza, cosa che indusse la direzione a mantenere il colore fino ad oggi.
Ma le prigioni non furono le uniche a sfruttare le proprietà calmanti del rosa: nei primi anni ’80, gli spogliatoi di football delle squadre ospiti in Iowa e Colorado cominciarono a esibire una vivace tonalità rosata, con l’evidente scopo di “ammorbidire” gli avversari, finché la Lega non impose per regolamento che gli spogliatoi di entrambe le squadre avessero le pareti del medesimo colore.
Se questo non vi basta, sappiate che il rosa funziona anche come inibitore dell’appetito e, in generale, ha l’effetto di indebolire e rallentare l’organismo, rendendolo meno incline ad attività che richiedano un grande dispendio di energia (fra cui, ad esempio, il sesso).
Come il rosa sia diventato, in pochi anni, un colore culturalmente percepito come femminile, rimane ancora un mistero: una teoria “complottista” ne indicherebbe la causa in una manovra orchestrata dagli uomini per indebolire e depotenziare le donne, proprio nel momento in cui i ruoli di genere cominciavano a modificarsi, cambiando faccia all’assetto della società. Al contrario, potrebbero essere state le donne a rivendicare il rosa – tradizionalmente associato agli uomini – come simbolo del desiderio di parità e riconoscimento sociale. O forse c’entra qualcosa il triste simbolo affibbiato agli omosessuali durante il nazismo, quel triangolo rosa che avrebbe alterato la carica semantica del colore, conferendogli una connotazione di “devianza” e “anormalità”.









sabato 3 dicembre 2011


mammelle   sottosviluppate
manifesto per una rivoluzione sentimentale maschile
seni maschili a simbolo della repressione emotiva maschile, che, inizialmente, potrebbe apparire come un ribaltamento cinico della visione strumentale di genere.








libretto a sedicesimo